Fastidiosi crocefissi staccasi

November 4th, 2009

questo testo nasce dalla raccolta e riorganizzazione di più concetti che ho espresso su vari social network

Dopo la sentenza della corte europea che sancisce l’inammissibilità del crocefisso nelle aule scolastiche, da più parti si pone la domanda “che fastidio da il crocifisso a chi non è credente?“. A prescindere dalle personali convinzioni religiose, il fatto che in un edificio pubblico (quindi finanziato con soldi di cattolici, ma anche – ad esempio – di atei) siano affissi simboli riconducibili ad organizzazioni che prevedono una discriminazione organica (e non solo teorica) – ad esempio – per donne e omosessuali, a me da molto fastidio.
Aggiungo: nell’eventualità che io sia padre, non accetto che mio figlio debba studiare in una classe dove si appende al muro il simbolo di una religione che considera disvalori stili di vita o convinzioni semplicemente diverse da quelle che essa professate. D’altra parte, sono più che d’accordo che si studino tutti quei personaggi, religiosi o meno, che hanno contribuito in maniera decisiva alla storia e alla vita della nostra società. Se da uno studio di questo tipo – e da non meno importanti esperienze personali – mio figlio sentisse dentro di se di appartenere ad una qualsiasi religione, questo è un fatto intimo (ed evidentemente privato) che potrà coltivare in edifici nati e gestiti grazie agli appartenenti al suo culto, che avranno diritto di esistere in questo paese indipendentemente dalla religione di appartenenza, fermo restando il concetto basilare che nessuno può proporre di limitare l’altrui libertà.

Ciò premesso, è indubbio che la storia del Crisitanesimo è stata fondamentale per l’Italia, per l’Europa e per il mondo intero. Ma importante non significa necessariamente positiva: non credo ci sia bisogno di portare esempi di dittatori che, con il loro operato, hanno radicalmente influenzato la storia europea prima (e, ad esempio, quella del medioriente (ergo, del mondo intero)) poi.
Fin troppo facile l’esercizio di trovare qualche scheletro negli armadi della Chiesa: ad esempio, la religione imposta con la spada di Carlo Magno, i roghi dell’Inquisizione, Innocenzo VIII e compagnia ballante. Vero che per molte di queste cose la Chiesa ha chiesto scusa, ma per bocca dello stesso pontefice che contemporaneamente stringeva la mano a Pinochet.

Questo non per sminuire l’importanza del pensiero Cristiano, sia ben chiaro, ma per chiarire ciò che pare già evidente: la Chiesa, come ogni organizzazione fatta di uomini, può agire bene o male, con buone o con cattive intenzioni, proprio perché umana. In ciò, è affatto differente da qualunque altra organizzazione. La pretesa di una certa infallibilità e universalità nasce da un convincimento proprio, non certo da un dato di fatto oggettivo.
Se chiariamo questo punto, è evidente come la pretesa di apporre il simbolo di una organizzazione specifica in un edificio pubblico (e per questo di tutti, non di una parte sola – per quanto preponderante – della popolazione) sia del tutto infondata.

Paese che vai, stampa che non trovi: cartoline da Parigi

September 12th, 2009
Donner un avis

Dare una indicazione sul preservativo quando si è Papa è seguire una convinzione relgiosa o è parlare senza conoscere? (Donner un avis sur le préservatif quand on est Pape est une conviction religieuse ou c'est parler sans connaître?)

President

Dare del tu al presidente è più a favore dell'informazione o più a favore del potere? (Tutoyer le Président, c’est être plus proche de l'information ou plus proche du pouvoir?)

Inizialmente, vedendo questi enormi strilli fuori da molte edicole parigine, ho pensato che Libération stesse ponendo queste domande con un certo sarcasmo, dando per scontata una risposta che – personalmente – scontata effettivamente mi pare. Andando poi a cercare nel web il riferimento a queste pagine, ti accorgi che queste domande sono relative a veri e propri dibattiti, che il quotidiano francese ha deciso di tenere in occasione dell’inaugurazione della sua nuova offerta editoriale.

Già sento gli echi degli “ignobili attacchi alla Chiesa” e delle “solite critiche comuniste a meccanismi democratici già consolidati negli altri paesi europei” che avrebbero seguite la pubblicazione di queste stesse domande in Italia. Il che mi porta a due riflessioni:

Riflessione numero uno: quella fosca

Dove c’è un dibattito c’è una riflessione. Se il dibattito è onesto, anche la riflessione lo è. Il che non significa che sia giusta, ma – ad oggi – sperare che un cittadino sia onesto nelle sue riflessioni mi sembra il massimo a cui aspirare. Se però non vi è dibattito (e liquidare una domanda con un “ignobile attacco alla Chiesa” non è dibattito), o il dibattito è disonesto (”solite critiche comuniste a meccanismi democratici consolidati”), il massimo che possiamo ottenere è una riflessione disonesta. Il che non solo è brutto, ma fa anche male.

Riflessione numero due: quella triste

Ho pensato serenamente che le domande di Libération fossero sarcastiche. Non mi è passato nemmeno per la testa di pormi la questione. Il che è molto borderline con l’essere disonesti. A mia parziale discolpa, credo sia stato onesto ammettere l’errore; ma non sono certo che questo mi faccia sentire meglio.

L’imbarazzante velina del vescovo

September 1st, 2009

Uno scontro diretto tra il Giornale e l’Avvenire, e inevitabilmente un’altrettanto diretto scontro tra le proprietà dei due quotidiani (Silvio Berlusconi da una parte, i vescovi italiani dall’altra), sta mettendo in subbuglio l’area cattolica del centro-destra italiano.

L’attacco (o contro-attacco?) parte dalla redazione del Giornale, la cui direzione è tornata da poco tempo in mano a Vittorio Feltri. In un articolo di pochi giorni fa veniva messa in dubbio la moralità di Dino Boffo, direttore dell’Avvenire, reo di aver patteggiato nel settembre 2004 una condanna per molestie sessuali. La querela sembra fosse seguita alle minacce perpretate da Boffo ad una signora ternana affinché lasciasse il proprio marito, presunto amante dello stesso Boffo. La teoria di Feltri è che una persona di questo tipo non possa poi prendersi la libertà di giudicare le relazioni extra-coniugali del premier.

Ma su cosa si basa il j’accuse di Feltri? Pomo della discordia è una equivoca velina inviata a tutti i vescovi italiani.

Time Out

Come l’Accademia della Crusca ha sapientemente e divertentemente spiegato, la velina nella sua accezione più consona non è l’”appellativo della ragazza che appare sul video nel ruolo di figurante decorativa”, bensì il nome utilizzato per indicare i fogli di carta dove venivano riportate le direttive fasciste alla stampa italiana:  “allo scopo di agevolare la corretta diffusione di quei messaggi tanto gli uffici governativi (e in particolare, dal 1937 in poi, il Ministero della Cultura Popolare), quanto le singole redazioni provvedevano a dattiloscriverli in più copie, usando la carta velina, e a distribuirli, appunto su velina, come pro memoria per i loro redattori.”

Ringraziamo sentitamente Antonio Ricci e tutto lo staff di Striscia la Notizia per aver ulteriormente contribuito all’ “intrashimento” della nostra bella lingua.

La sostanza della velina

In un guazzabuglio di semianalfabetismo, omofobia e falso realismo, ecco cosa recita la fantomatica velina (tratta da il Corriere della Sera online):

Se è vero che questo mini-dossier non fa affatto parte del casellario giudiziario di Boffo, se è vero che la polizia non scheda gli omosessuali, se è vero che tutto questo è avvenuto nel 2004, ma viene fuori solo ora, perché Boffo – direttore di un giornale cattolico - è l’unico ad aver dato voce a quella parte di cattolici negativamente impressionati dalle ultime performance del premier, allora è giusto chiedersi chi, come  e perché, ha architettato qualcosa del genere. Vale veramente la pena perdere qualche minuto a leggere questo commento di Giuseppe D’Avanzo su Repubblica.it.

Postilla

Ho trovato veramente vomitevole il passaggio “il Boffo è un noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni“. In primis, perché si da per scontato che un omosessuale sia una persona da “attenzionare” in quanto tale; in secundis perché l’estensore della lettera da per scontato che la Polizia di Stato debba schedare gli omosessuali. Ora, io non sono un appartente agli “Amici della Polizia di Stato”, ma sono anche abbastanza convinto che gli Spaccarotella non siano la maggioranza degli uomini in divisa (anche se la morte di Federico Aldrovandi mi ha fatto spesso riflettere su questa mia convinzione/speranza).  Manganelli, capo della Polizia di Stato, citato nell’articolo di D’Avanzo ha precisato che “è inutile aggiungere che la polizia non scheda gli omosessuali: tra di noi abbiamo poliziotti diventati poliziotte e poliziotte diventate poliziotti”. A costo di sembrare ingenuo, mi sento di dare fiducia ad un uomo che a mio parere dimostrò di meritarla all’indomani della morte di Gabriele Sandri.

Il silenzio dei colpevoli

August 18th, 2009

Come ho già avuto modo di dire, il fatto che un qualsiasi Presidente del Consiglio di un qualsiasi stato trascorra le sue serate con delle ragazze disinibite, mettendo le corna alla sua seconda moglie, è un argomento privo di particolare interesse e che riguarda esclusivamente la sua sfera privata.

L’eventualità che tali ragazze disinibite siano ricompensate in denaro per le loro prestazioni può certamente indurre qualche riserva morale sull’intera faccenda, quantomeno per chi ha delle riserve morali in merito alla prostituzione.

Fa in ogni caso riflettere la posizione di Paolo Guzzanti (ex deputato PDL eletto alla Camera durante le ultime elezioni politiche), che parla dell’Italia come di una nazione dove vige la Mignottocrazia, neologismo da lui creato che indica una forma di governo dove si arriva al potere tramite la prostituzione. Bisogna ammettere che lo spettro della vicenda Carfagna aleggia silenzioso – ma non troppo – su tutta la vicenda.

Ricapitolando

Chi se ne frega cosa fa il primo ministro sul suo letto, al massimo possono farsi dei problemi coloro che credono che l’osservanza di una certa morale sia fondamentale per essere un buon cittadino. L’importante è che il nostro paese sia ancora governato secondo principi democratici; certo mi arrabbierei il giusto scoprendo che siamo finiti in una mignottocrazia. In tal caso la reazione dell’opinione pubblica dovrebbe essere compatta, e mandare via a calci nel sedere chi ha svenduto cariche pubbliche per interessi (sessuali?) privati.

In hoc signo impera

Se c’è qualcuno in Italia che non manca mai di infilarsi nei letti dei cittadini, questa è la Chiesa Cattolica. A partire dalle leggi sul divorzio, sulle coppie di fatto, sulle unioni omosessuali, il Vaticano ha sempre sentito la necessità di indicare ai cittadini (non necessariamente cattolici!) quali devono essere i principi alla base del proprio stile di vita. Se pensiamo che addirittura Papa Ratzinger ha chiamato Clemente Mastella quando quest’ultimo ha affossato i Di.Co., possiamo ben capire intuire quanto sia forte l’influenza non solo sui partiti, ma sul Governo stesso da parte del Vaticano. Nonostante tutto, sulla mignottocratica vicenda il Vaticano si limita ad enunciare alcuni principi morali generali, senza entrare nel merito delle questioni che riguardano lo stile di vita del Presidente del Consiglio. Francamente, mi sarei aspettato una violenza verbale almeno pari a quella usata contro il diabolico Beppino Englaro.

Mi permetto di ritenere che Papa & C. non abbiano avuto un ripensamento in merito alla loro politica interventista nei confronti della vita politica italiana. Mi chiedo, e non sono il solo, il motivo di tale silenzio.

Via libro

July 19th, 2009

Solo poche decine di metri, e finalmente uscirai dal lungo serpentone autostradale, pagherai il tuo pedaggio, e riprendere la tua strada verso la meta.
Centinaia di kilometri, tutti mediamente uguali, con l’instancabile truppa di camion intenti a muovere il paese, con le auto piene all’inverosimile di cellulari, pistole ad acqua e bikini dal costo inversamente proporzionale al tessuto di cui sono composti. Viaggiare nel caldo di un weekend estivo in Italia è un’operazione che richiede pianificazione, calma e capacità di sopportazione. Doti da manager, più che da escursionista della domenica.
Arriva la tua uscita: giusto il tempo di lasciar strada all’ennesimo padrone della terza corsia, ed eccoti sulla statale che porta a sinistra in città, a destra verso i monti. Prendi verso destra. Dopo le prime curve già ci sono auto parcheggiate lungo la strada da altri che, come te, hanno cercato nel verde dei boschi un po’ di riparo dalla calura estiva. Tanti spazi adibiti a zone pic-nic, bambini che giocano a pallone, padri che giocano a fare i cuochi, donne che giocano a fare le madri mentre accarezzano i capelli alle loro bimbe. Trovi uno spazio anche per la tua auto, e ti incammini lungo il percorso segnato sulla cartina. Una lunga passeggiata nel verde, su gradini scavati nella montagna, tenuti insieme da assi di legno che qualcuno ha inchiodato in una sequenza che pare estendersi all’infinito. E’ già qualche ora che cammini, incontrando talvolta altri come te fermi sulle panchine, intenti a riposarsi, mangiare o mandare sms.
Poi all’improvviso lo vedi. Gli alberi sembrano diradarsi, le piante disporsi quasi come ad indicare un sentiero. E con divertito stupore ti rendi conto che un sentiero c’è davvero. E’ apparso dal niente, avresti giurato che nemmeno ci fosse mai stato. Tutto ad un tratto il percorso che avevi pianificato per la tua escursione non sembra così interessante: troppa è la voglia di vedere cosa c’è alla fine del sentiero che altri prima di te hanno intravisto tra le foglie. Non ci pensi due volte, e scavalcata la staccionata, con passo veloce in breve tempo arrivi in una piccola radura. Con un po’ di delusione, ti accorgi che non sei solo. Una coppia amoreggia poco più in là, e qualcuno in lontananza rimira il paesaggio che si intravede tra gli alberi.
Decidi di passare qualche minuto in questo posto di pochi. Due passi, e decidi di farne quattro, poi otto, poi sedici. Non ti sei nemmeno accorto di esserti addentrato nel bosco, di aver calpestato zolle che finora nessuno aveva toccato. Non hai tempo di ripensare alle persone che hai incontrato o alle scelte che hai fatto. Nè c’è tempo per far mente locale sulle strade che hai percorso: come bestseller che tutti devono avere alla pari di una vacanza al mare, o come grandi classici simili ad una gita fuori porta, o libri impegnati(vi) come percorsi di montagna, o piccoli capolavori di nicchia per chi non ama i percorsi segnati. Ora l’hai trovato, il tuo punto di vista.

altRa velocità

June 30th, 2009

Solo una settimana fa la spina dorsale ferroviaria italiana – la tratta Milano-Roma – era stata bruscamente interrotta dal deragliamento di un treno, all’altezza di Prato. L’incidente, dovuto alla rottura del carrello di una vagone cisterna di una azienda privata, aveva destato non poche preoccupazioni. Se da una parte la rottura fisica di un vagone aveva creato disagi socio-economici ad un’intera nazione, dall’altra non si potevano sottovalutare i dubbi in merito alla manutenzione del materiale rotabile, e alle procedure di accetazione di carri merci di terze parti sulla rete di Trenitalia.

Col senno di poi, l’incidente è stato un enorme campanello di allarme per il gravissimo disastro ferroviario avvenuto ieri sera a Viareggio, poco prima di mezzanotte. E si ghiaccia il sangue, leggendo le dichiarazioni dei delegati sindacali dell’Assemblea dei Ferrovieri: “La rottura di un asse di un carrello del vagone merci è un incidente tipico che non è stato mai tenuto nella giusta considerazione nonostante l’elevatissimo rischio connesso. Esso si è ripetuto innumerevoli volte, sempre fortunatamente con conseguenze meno gravi, da ultimo nei giorni scorsi sempre in Toscana, a Pisa S. Rossore ed a Prato.”

Intanto Viareggio brucia. Ma quante città e paesi, come Viareggio, hanno rotaie che corrono in mezzo all’area urbana? In quanti posti, quante persone corrono il rischio di vedere trasformare una tranquilla notte estiva in una notte di totale devastazione?  E cosa sarebbe accaduto se una devastazione del genere fosse avvenuta in pieno giorno, peraltro in una delle città che è meta estiva di migliaia di turisti?

Leggere il resto del comunicato del sindacato dei ferrovieri, ovvero delle persone che sui treni ci lavorano, condividendo i rischi dei passeggeri, porta rabbia, e indignazione. “Facciamo appello a tutte le autorità istituzionali affinché non ignorino le segnalazioni di pericolo che come ferrovieri portiamo a conoscenza dell’opinione pubblica poiché il trasporto ferroviario è un servizio complesso in cui anche il più piccolo incidente o guasto, può determinare immani tragedie e come tale va analizzato e preso, sempre, nella massima considerazione – conclude la nota – Rinnoviamo la più ferma critica al gruppo dirigente delle Ferrovie che ha dirottato risorse e tecnologia sul servizio ‘luccicante’ dell’alta velocità lasciando che il resto del servizio ferroviario, in particolare merci e pendolari, deperisse sia in termini di qualità che di sicurezza“.

Chiudete quella bocca

June 27th, 2009
La bocca della verità

Prendete un Primo Ministro che vorrebbe chiudere la bocca ai pessimisti, a chi cioè non la pensa come lui, e che incita gli imprenditori a pubblicare inserzioni pubblicitarie solo sui media non-pessimisti (guarda il video).

Aggiungiamoci che questo Primo Ministro è pure proprietario delle tre principali televisioni commerciali nazionali, nonché di quotidiani e settimanali vari.

Condiamo con l’indagine di Nielsen Company, che dimostra come rispetto allo scorso anno, nel primo trimestre 2009 le tv del Primo Ministro hanno ottenuto un +15% di investimenti pubblicitari dal settore auto, un +7% dalla grande distribuzione, un +9% dall’arredamento; mentre contestualmente la TV pubblica, per gli stessi settori, rileva un -7,4%, -4,8% e -1,4%.

Servite con il Presidente delle tv del Primo Ministro che dichiara che nonostante tutto, la gente vota il Premier, senza rendersi conto che questo è esattamente l’effetto temuto da chi ha paura del conflitto d’interessi.

Questa l’Italia, estate 2009.

Ciao Emiliano

June 25th, 2009

Forse è vero che sono i migliori quelli che se ne vanno per primi, perché per diventare “migliori” hanno vissuto situazioni che magari ne hanno minato il fisico, ma li hanno portati ad apprezzare la quotidianità e la semplicità della vita. Che lezione, Emiliano, per chi ama prendersi troppo sul serio.

Spero che un buon Dio, se c’è, ti permetta la domenica pomeriggio di sbirciare tra le nuvole sullo stadio, e vedere che fa il tuo Arezzo. Un pensiero, ed un abbraccio, a Valentina e Camilla.

Tutte le donne del Premier

June 25th, 2009

Sono e rimango convinto che ogni persona ha diritto ad una vita privata, anche se è un personaggio pubblico. Le cronache di questi giorni sono piene di storie & storielle di sedicenti accompagnatrici del nostro Primo Ministro, storie che sinceramente non mi stupirebbero più di tanto, se venissero confermate. Silvio Berlusconi è uomo di potere, e c’è chi riconosce in lui persino dei deliri di onnipotenza. Stante il soggetto, e stante la società della doppia morale in cui viviamo (in pubblico ligi alle norme, in privato fate ciò che volete, ma non ditelo in giro), francamente non sarei sconvolto scoprendo che il presidente è un puttaniere (come lui stesso si è scherzosamente definito in tempi non sospetti). E, francamente, non ne sarei nemmeno preoccupato.

Se il “mito” di Berlusconi venisse affossato a causa delle sue vicende private, e non a causa del suo operato in qualità di imprenditore e uomo politico, verrebbe eliminato il personaggio, ma non l’anomalia che da oltre quindici anni governa l’Italia. Il messaggio per cui non si può pensare che un uomo politico abbia il controllo della stragrande maggioranza dei media italiani non passerebbe, e la crescita (o il vaccino, come disse un certo Montanelli) socio-politica per il nostro paese sarebbe tutt’altro che compiuta.

In ogni caso, se le notizie sulle feste venissero confermate, un effettivo problema politico c’è. Come può buona parte dell’area di centro-destra, tipicamente legata al concetto di “famiglia” e sostenitrice del “family day”, continuare ad indicare come Presidente del Consiglio un bi-divorziato che partecipa a festini con ragazze ben più giovani di lui? Mistero della Fede.

Il diritto, il dovere, il privilegio del voto

June 22nd, 2009

Votare è un diritto, il rispetto di quel voto da parte delle istituzioni un obbligo. In Iran milioni di persone lottano per questo diritto, come in passato milioni di persone hanno lottato perché oggi noi lo avessimo.
Grazie Neda, a te e a tutti quelli come te che sono morti per la nostra libertà.